I bimbi del terremoto

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Terremoto 2012Una delle cose che mi hanno colpito, in occasione dell'intervento a Camposanto, negli aiuti post-terremoto, sono stati i bimbi.
Sembra abbiano una forte capacità di adattamento e li vedi girare per il campo, specie verso sera quando la calura da un po' di pace, come in un cortile (esistono ancora i cortili per i bimbi?).
Li vedi gironzolare, giocare. Alcuni persi nei propri pensieri, riservati, timidi, invadenti, curiosi, litigiosi, piagnoni, mammoni. Insomma tutto e il contrario di tutto. Alcuni non riesci a farli parlare, altri ti torturano finché non li prendi in nota. Uno curioso, con gli occhiali spessi (sarà una caratteristica determinante), si ferma a guardare i nostri lavori incuriosito. Qualcuno piange per un nonnulla, altri si ribaltano in bicicletta senza un lamento.

Bimbi di nazionalità diverse, la maggior parte degli ospiti del campo sono extracomunitari, con buone occasioni di interagire e conoscersi. Più che un campo sfollati, in attesa di una sistemazione digni tosa, in certi momenti sembrava un campo estivo.
Che dire poi di alcuni più grandicelli, molto maturi per l'età, che fanno da interpreti e da interfaccia verso la comunità degli adulti, molti dei quali con forti difficoltà a parlare italiano. Vogliosi di partecipare attivamente alla comunità e consci di volere e dovere aiutare chi li sta aiutando, tanto da rimanerci male se in alcune occasioni si è obbligati ad escluderli.

Per esprimere un po' di ottimismo, alla Tonino Guerra, poeta e scrittore di questa terra, questa esperienza non è solo negativa, ma ha buoni spunti di riflessione ed integrazione. Si può mostrare come nell'emergenza e nella disgrazia alcuni valori vengono evidenziati.
I pochi dubbi che ho in merito riguardano gli adulti. Molti non sembrano cogliere le occasioni o i cambiamenti. Saranno le preoccupazioni o le abitudini?

Non resta che sperare nei giovani.

 

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