L'Aquila

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Il terremoto de L’Aquila ci ha visti impegnati fino dalle prime ore dell’evento, quando una prima squadra è partita verso l’Abruzzo.
L’intervento, coordinato dalla Regione Emilia Romagna e dal Comitato di Protezione Civile di Parma, è durato fino a settembre 2009 con lo smantellamento del campo di Piazza delle Armi.
La Regione ER ha avuto, fin dalle prime ore, il compito di organizzare i soccorsi a Villa Sant’Angelo. Individuata l’area adatta è stato organizzato il campo per la tendopoli, compito complesso, in quanto richiede una buona conoscenza delle necessità logistiche e tenuto conto dalla lunga permanenza nel campo, già evidente dai primi sopraluoghi.
Successivamente, la nostra amministrazione regionale, è stata incaricata di gestire il campo in Piazza d’Armi all’Aquila. Compito più oneroso, perché la tendopoli, di grande dimensione (1300-1400 sfollati), si era sviluppata inizialmente senza una buona organizzazione e con una comunità molto eterogenea, formata dalla popolazione locale e molti extracomunitari presenti sul territorio.
Nei due campi si sono susseguite le squadre di diverse province della regione Emilia Romagna, con gli impegni iniziali di realizzazione completa del campo di Villa, la cucina di Piazza d’Armi e la successiva gestione dei due campi.
Superate gli iniziali problemi di organizzazione, di reperimento dei materiali (non bastano le sole tende), in particolare  tutto quanto di necessità quotidiana, come le vettovaglie per tutti gli ospiti del campo.
Si pensi alla preparazione di 3 pasti al giorno per più di 1000 persone all’Aquila e per più di 500 persone a Villa.
Campi che richiedono persone (cuochi, ma anche aiutanti in cucina per la preparazione degli alimenti, la pulizia, oltre alle necessità del campo: manutenzione pulizie, integrazioni, completamenti).
Occorre poi organizzare magazzini per lo stoccaggio dei materiali e degli alimenti. I magazzini devono rispondere alle necessità di quanto stoccato e alle normative. Per gli alimenti occorre una particolare igiene, ambienti freschi, comodi da raggiungere, pulire, controllare.
Cose non semplici quando si ha a disposizione tende e container in mezzo ad un prato, con acqua e fanghiglia con la brutta stagione e caldo nell’estate.
Insomma un paese da inventare e organizzare.
Nonostante le difficoltà e gli innegabili disguidi, credo che in questa occasione la nostra Protezione Civile tutta e il NIP con i suoi volontari, abbia saputo dare il meglio di sè, mettendo a frutto l’esperienza acquisita in altre catastrofi e in innumerevoli esercitazioni.
Con l’augurio che i danni, che questi eventi provocano, non si debbano ripetere (ma certo succederà ancora) non rimane che fare nostra questa esperienza.

Alla emergenza in Abruzzo hanno partecipato 28 volontari del NIP per un totale 297 giorni/uomo, di 7.128 ore di presenza con una permanenza media di 10,6 giorni/uomo.

Alle persone che hanno operato sul posto del disastro, devono essere aggiunti i volontari che, operando in sede, hanno consentito l'organizzazione necessaria, in particolare la segreteria che è stata molto attiva per tutto il periodo dell'emergenza.
 

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