Storia della Psicologia dell'Emergenza:

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Numerose ricerche scientifiche realizzate a livello internazionale negli ultimi 15 anni hanno evidenziato un aspetto fino ad allora non sufficientemente considerato in ambito civile: le vittime di catastrofi non presentano solo danni “visibili” quali lesioni dell’integrità fisica e perdite materiali ma subiscono traumi “invisibili” direttamente legati all’incidente di cui sono state vittime da cui faticano a riprendersi anche qualora vengano ripristinate le condizioni di sicurezza.

In Francia a partire dal luglio 1995 quando un attentato terroristico ha colpito la stazione Saint-Michel della metropolitana di Parigi, le autorità hanno avvertito la necessità di predisporre un Servizio Psicologico che si occupasse delle vittime di catastrofi e di incidenti collettivi. Uno studio dell’Institut National de la Santè et de la Recherche Medicale sulle persone esposte a quell’attentato (soccorritori e vittime) e a diversi altri attentati perpetrati in Francia ha rivelato che il 63%  di esse soffriva di difficoltà psicologiche, il 48% di depressione, il 31% di PTDS (Disturbo Post Traumatico da Stress).

In tutto il mondo analoghi risultati hanno indotto diversi governi a favorire la costituzione di squadre di emergenza per il soccorso psicologico o di squadre multidisciplinari che prevedono la presenza degli Psicologi (USA, Svizzera, Spagna,.)

Per rispondere a questo bisogno e per contribuire, nell’ambito delle proprie competenze, a tutelare uomini e comunità dai danni che derivano da calamità naturali, catastrofi e grandi eventi analoghi la comunità scientifico - professionale degli Psicologi si è dedicata ad elaborare prassi e strumenti operativi attingendo a varie discipline psicologiche quali la psicotraumatologia ma anche psicologia sociale, di comunità, clinica, delle organizzazioni.

In Italia la Psicologia dell’Emergenza nasce ufficialmente il 10/10/1987 quando a seguito del terremoto dell’Umbria il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi riunito in seduta approvò un comunicato pubblicato sul Giornale dell’Ordine Nazionale in cui si attivava l’intera comunità degli Psicologi a supporto delle vittime.

L’impegno profuso in tale ambito fino ad oggi ha condotto oltre che alla ulteriore definizione di questo campo di intervento anche al riconoscimento ufficiale dell’attività dello Psicologo nell’Emergenza con il  D.P.C.M. 13 giugno 2006 “Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuare nelle catastrofi”  pubblicato sulla G.U  n°200 del 29 Agosto 2006.

Oltre a dare direttive per l’inserimento della funzione di supporto psicosociale nella rete organizzativa dei soccorsi la D.P.C.M. individua quali destinatari dell’intervento singoli o gruppi che si trovano nella posizione di: vittime, testimoni, familiari delle vittime, i soccorritori volontari e professionisti. La precedenza è data alle fasce deboli: bambini, anziani, disabili. Sono infine descritti due scenari d’azione diversi a seconda dell’entità dell’evento con i rispettivi compiti che la funzione di supporto psicosociale deve assolvere: a effetto limitato o che travalica le potenzialità di risposta in tali eventi.