Equipe Psico-sociale dell’Emergenza N.I.P.

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Nel 2012  si è costitutito a Parma il Gruppo PsicoSociale dell’ Emergenza all’interno dell’Associazione Nuovo Intergruppo Parma. 

 

L’Equipe, così formata, si propone di collaborare con Protezione Civile per:

  • partecipare attivamente come “Volontariato PsicoSociale” che affianca ed integra le attività della Protezione Civile  supportando anche  l’attività dell’A.U.S.L. con il personale presente nel Gruppo più idoneo;
  • promuovere e valorizzare la figura dello Psicologo che opera nell’ambito emergenziale come Professionista che  necessita di competenze  qualificate e specifiche;
  • promuovere occasioni di informazione, formazione specialistica per i colleghi Psicologi e per tutti i Volontari che  siano disponibili a intervenire in ambito Emergenziale PsicoSociale

Alcuni componenti del Gruppo PsicoSociale hanno partecipato a diverse esercitazioni tra le quali:

  • l'intervento con E.P.E. (Equipe Psico-Sociale dell'Emergenza entrato in vigore con DL n°200 del 29/8/2006) sul territorio parmense “Sisma 2007” che ha coinvolto circa 500 persone tra corpi organizzati e volontari;
  •  l’intervento a Ranzano di Lagrimone con il V° Battaglione dei Carabinieri (2010)
  • l’intervento durante la settimana di Protezione Civile, alla simulazione di “Incidente ferroviario sulla linea Parma/ Fidenza con passeggeri da soccorrere” che la vide operare in contesto di maxiemergenza con tutte le componenti di Protezione Civile (2008).

Inoltre, una componente del Gruppo ha contribuito all' organizzazione del Master di II° livello “Psicologia delle emergenze e Psicotraumatologia” promosso per l’Anno Accademico 2008-2009 dalla Facoltà di Psicologia,  dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia e dal Dipartimento di Studi politici dell’Università degli Studi di Parma.

 
Alcuni componenti del Gruppo PsicoSociale N.I.P. dal 6 aprile 2009 sono stati operativi nel territorio abruzzese a seguito del terremoto che ha colpito la regione.

In Italia la Psicologia dell’Emergenza nasce “ufficialmente” il 10/10/1987 quando, a seguito del terremoto dell’Umbria, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi riunito in seduta approvò un comunicato pubblicato sul Giornale dell’Ordine Nazionale in cui si attivava l’intera comunità degli Psicologi a supporto delle vittime.

La Psicologia dell'Emergenza è il settore della psicologia che si occupa degli interventi clinici e sociali in situazioni di calamità, disastri e crisi. Più in generale, è il settore che studia il comportamento individuale, gruppale e comunitario in situazioni "estreme"(non solo di vittime ma anche di soccorritori).
 
Ambiti applicativi della Psicologia dell'Emergenza, sono quindi:

  1. la Formazione preventiva al personale del soccorso (fase pre-critica);
  2. gli interventi immediati di supporto e consulenza (fase peri-critica);
  3. valutazioni di follow-up ed interventi di sostegno a medio termine (fase post-critica).

Gli interventi  di Psicologia dell'Emergenza si possano rivolgere alle vittime "primarie" (i soggetti direttamente coinvolti dall'evento critico), alle "secondarie" (parenti e/o testimoni diretti dell'evento) e "terziarie" (i soccorritori intervenuti sulla scena, che spesso sono esposti a situazioni di particolare drammaticità).
Parte essenziale della professionalità dello Psicologo dell'Emergenza (oltre alle competenze di base di "soccorritore", a quelle specifiche di psicologo, ed a quelle specialistiche di gestione emotivo-relazionale delle situazioni di crisi), é l'approfondita conoscenza del sistema dei soccorsi, della sua organizzazione e dei diversi ruoli funzionali rivestiti dagli altri "attori" dello scenario emergenziale.
Negli ultimi anni la Psicologia dell’Emergenza, si è articolata anche in Italia, dove ha iniziato a diventare oggetto di insegnamento universitario in diversi Atenei (Padova, Milano-Cattolica, Bologna e  Parma), ed ad integrarsi sempre di più nelle attività formative e di intervento della Protezione Civile della Croce Rossa,  di ANPAS, delle Forze Armate, delle Forze dell'Ordine, dei Vigili del Fuoco etc.
 
Una chiara definizione di questo campo di intervento dell’attività psicosociale nel sistema di Protezione Civile, ha avuto un riconoscimento ufficiale con il  D.P.C.M. 13 giugno 2006 “Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuare nelle catastrofi”  pubblicato sulla G.U  n°200 del 29 Agosto 2006.
Oltre a dare direttive per l’inserimento della funzione di supporto psicosociale nella rete organizzativa dei soccorsi la D.P.C.M. individua quali destinatari dell’intervento singoli o gruppi che si trovano nella posizione di: vittime, testimoni, familiari delle vittime, i soccorritori volontari e professionisti.

Infatti, nella stessa si legge:

“Nel contesto degli interventi a sostegno delle vittime di eventi catastrofici e' necessario prestare massima attenzione ai problemi di ordine psichiatrico-psicologico che possono manifestarsi sulle popolazioni colpite e sui loro soccorritori. Essi possono palesarsi in fase acuta o evolvere in modo subdolo, con ripercussioni, anche nel lungo periodo.
E' inoltre opportuno osservare che le catastrofi possono produrre sugli individui effetti di lunga durata e mettere a dura prova le capacita' di reazione e di adattamento sia del singolo individuo che dell'intera comunita'. Si assiste infatti in questi casi al venir meno delle risorse di autoprotezione, normalmente presenti in un gruppo di individui che condividono le stesse abitudini di vita, e pertanto e' necessario che gli interventi psico-sociali adottati tengano in massima considerazione le caratteristiche specifiche di quel territorio e della comunita' che lo abita.”

La Direttiva prevede la costituzione di Equipe Psicosociali per le emergenze (EPE) :

“L'equipe, in rapporto alle varie fasi dell'intervento ed agli specifici bisogni emergenti, deve provvedere alla tutela della salute psichica attraverso l'attivazione di tutte le risorse personali e comunitarie; garantire, oltre alla raccolta delle domande di aiuto spontanee, processi di identificazione attiva dei bisogni; incentivare i processi di autodeterminazione, riconoscendo ad ogni destinatario dell'intervento il diritto di operare scelte consapevoli relativamente alla propria salute; tutelare la dignita' ed il rispetto della persona in tutte le azioni di soccorso, supportando la decodifica delle differenze e delle specificita' culturali dei destinatari e vigilando affinche' non insorgano processi di stigmatizzazione, in particolare attraverso l'etichettamento di comportamenti che potrebbero sembrare anomali se separati dal contesto in cui sono rilevati; porre particolare attenzione alla distribuzione delle informazioni utili ad attivare comportamenti auto protettivi e di riorientamento adattativo e fornire strumenti per facilitare la comunicazione, la comprensione e l'utilizzo delle informazioni stesse; garantire la raccolta e la conservazione accurata dei dati utili all'intervento, al fine di permettere una costante azione di monitoraggio degli interventi stessi.”

“L'equipe, che trova la sua sede di lavoro nei locali di una struttura fissa o mobile, opera in prossimita' del Posto medico avanzato (PMA) e presso i luoghi di raccolta, smistamento e accoglienza della popolazione.

” Ad essa deve essere garantita la sicurezza e la riservatezza per lo svolgimento delle attivita' di colloquio oltre che un adeguato spazio per le attivita' di gruppo e di coordinamento.I suoi operatori dovranno essere riconoscibili attraverso casacche o giubbotti di colore verde a cui va apposta la sigla «PSIC».